Chirurgia venosa

L’insufficienza venosa degli arti inferiori rappresenta una delle patologie oggi più diffuse, interessando in una qualche misura un quarto degli uomini e la metà delle donne. Occasionalmente, tale malattia può mettere anche a rischio la vita del paziente (trombosi venosa profonda → embolia polmonare); di norma, è causa di una sintomatologia dolorosa cronica (subdola e variabile nella sua intensità) e di inestetismi; non infrequentemente, se non opportunamente trattata, porta ad una situazione clinica invalidante che culmina con una grave sofferenza della cute causa di lesioni dermoipodermitiche ed ulcerative.

L’insufficienza venosa cronica superficiale è sostenuta, nella gran parte dei casi, da un malfunzionamento della vena safena. Il sangue tende a scorrere, per l’incontinenza delle valvole safeniche, dall’alto verso il basso contrariamente a quanto avviene, come è ovvio, in situazioni di normalità nelle quali il sangue fluisce dal basso verso l’alto; ciò determina un ingorgo di sangue nella porzione distale dell’arto, con la conseguente comparsa di varici, di dilatazioni capillari, di gonfiore e di dolore.

Tutto questo, ed altro ancora, lo troverete spiegato in modo spero meglio comprensibile nella sezione denominata decalogo.

Come ho detto nella parte introduttiva di questa sezione, l’approccio diagnostico e terapeutico all’insufficienza venosa superficiale (malattia della safena, varici, capillari e quant’altro) è profondamente cambiato in questi ultimi anni, divenendo assai più risparmioso e gentile ovvero minimamente invasivo. Di importanza fondamentale, a consentire e stimolare questa piccola rivoluzione, è stata la diffusione della diagnostica ecocolordoppler. Questo strumento, oggi indispensabile, permette di studiare nei minimi particolari il sistema venoso degli arti, dal punto di vista morfologico e funzionale, e quindi di capire che cosa non va, dove sta il problema che ha innescato, ad esempio, il formarsi delle varici, in ultima analisi di guidare la mano dello specialista che dovrà eventualmente intervenire. Oggi, affrontare un problema venoso ed iniziare una terapia senza aver eseguito personalmente uno studio ecocolordoppler, costituisce un errore imperdonabile e rappresenta una chiara violazione della buona pratica medica. Purtroppo, non tutti i cosidetti “specialisti” l’anno ancora capito.

Come si vedrà qui di seguito (v. anche laserterapia venosa, scleroterapia), esistono oggi valide alternative al trattamento chirurgico tradizionale della safena; questo, tuttavia, rappresenta ancor oggi l’intervento di gran lunga più eseguito e, se attuato in modo corretto, consente di ottenere risultati ottimali con un trauma tutto sommato contenuto.

Interventi di chirurgia venosa da me più frequentemente eseguiti:

  • safenectomia o stripping:
    anestesia spinale o generale, in casi selezionati locale più sedazione; incisione inguinale, isolamento, legatura e sezione della v. grande safena e dei suoi rami a livello della giunzione safeno-femorale; incannulamento retrogrado della safena con stripper che viene spinto verso la periferia; isolamento della safena contenente lo stripper, in genere a livello della piega del ginocchio; stripping; miniflebectomie sec Muller delle varici.
  • miniflebectomie sec. Muller:
    flebectomie isolate senza stripping della safena, in caso di varici extrasafeniche o recidive dopo safenectomia, anestesia locale; mini-incisioni (2mm ca) sec Muller lungo il decorso delle varici; loro estrazione ed asportazione con uncini (io uso quelli di Oesch).