Patologia arteriosa

Riporto qui di seguito una serie di domande tra quelle che più frequentemente mi vengono poste dai pazienti.
Le risposte saranno ovviamente sintetiche ed essenziali; rimando quindi il lettore che vuole capire di più e meglio alle diverse e corrispondenti sezioni del sito.

PATOLOGIA ARTERIOSA

– Come avviene solitamente il trattamento chirurgico di un aneurisma dell’aorta addominale sottorenale (AAA)?

L’intervento tradizionale prevede un accesso chirurgico all’aorta addominale, l’isolamento dell’aneurisma e la sostituzione di questo (ovvero del settore di aorta sede dell’aneurisma stesso) con una protesi sintetica (in genere di dacron). E’ questo un intervento importante che si giustifica, tuttavia, con la pericolosità della patologia che si intende trattare. Se eseguito da un operatore esperto, l’intervento testè descritto ha una morbilità ed una mortalità assai contenute ed i risultati sono pressoché definitivi nel tempo.

– Esiste un’altra possibilità di trattamento meno invasiva?

Si, si tratta dell’intervento eseguito con tecnica endovascolare (ovvero “da dentro”, senza dover accedere chirurgicamente all’aorta). I vantaggi teorici di tale approccio sono ovvi ed innegabili. Innegabili e numerosi sono, tuttavia, anche i problemi che si incontrano nell’eseguire tale intervento e quelli che si manifestano nel breve e nel lungo periodo. Sta di fatto che, al momento attuale, il trattamento degli aneurismi per via endovascolare viene in genere riservato a pazienti molto anziani o con rischio chirurgico particolarmente elevato nei quali non è possibile eseguire l’intervento tradizionale (che rimane quindi quello di prima scelta).

– L’angioplastica (“con palloncino”) ha soppiantato il classico by- pass nel trattamento delle ostruzioni delle arterie degli arti?

Assolutamente no. L’angioplastica percutanea rappresenta sicuramente una soluzione valida che ha arricchito il bagaglio di opzioni terapeutiche di cui dispone il chirurgo vascolare. Il classico by- pass, così come la tromboendoarteriectomia (la “pulizia” del lume arterioso), rimane comunque il trattamento di prima scelta nella maggior parte delle situazioni, pur esistendo, come sempre, le solite eccezioni. Importante è, peraltro, il ruolo che l’angioplastica intraoperatoria ha quale atto terapeutico aggiuntivo per il trattamento di stenosi arteriose coinvolgenti vasi posti a monte o a valle del by- pass.

– Come vengono trattate le stenosi della carotide extracranica?

L’intervento classico è rappresentato dalla tromboendoarteriectomia; l’intervento è delicato, ma assai poco traumatico ed eseguibile anche in anestesia locale. Quando l’indicazione è corretta, i risultati immediati ed a distanza sono sicuramente buoni.
In tempi relativamente recenti, anche in questo campo della chirurgia arteriosa è stata cercata una via mini- invasiva di tipo endovascolare ed è stata proposta l’angioplastica percutanea completata dal posizionamento di uno stent a livello del segmento dilatato. Tale approccio non ha dato tuttavia i risultati sperati, essendo gravato da una incidenza di complicanze superiore a quella propria della chirurgia.